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  BIOETICA
 
PARLARE DI BIOETICA - A cura di Giorgio De Sandre
La bioetica è una disciplina che ha preso corpo nella seconda metà del novecento per opera di studiosi del cosiddetto mondo occidentale, i quali impegnati nella ricerca e quindi attenti al progresso delle conoscenze scientifiche attinenti al settore della biologia umana, ne osservano il tradursi sempre più frequente, e perciò rilevante, in realizzazioni tecniche che danno corpo sempre più ricco, variegato, genialmente consegnato, al " nuovo mondo" delle tecnoscienze . Uso questo termine sulla falsariga di Adriano Pessina "per indicare quei processi scientifici nei quali, a motivo della loro natura sperimentale, si attua una circolarità tra il momento scientifico e quello tecnico, attraverso un reciproco influsso, che rende moralmente obsoleta la distinzione tra la ricerca pura e l'applicazione: quest'ultima, infatti, in quanto effettuata su larga scala, può dilatare le problematiche morali, ma non elimina l'interrogativo etico circa l'azione che si attua anche soltanto per scopi conoscitivi" (A. Pessina, Bioetica. L'uomo sperimentale , p19 n31).
Cosa vuol dire parlare di Bioetica, oggi? La bioetica non sarebbe nata se non esistessero, oggi, accanto alla medicina , e sulla scia dei suoi rilevanti progressi conoscitivi sia su tematiche delle scienze di base sia su tematiche inerenti gli aspetti più propriamente clinici, una tecnoscienza talmente potente da essere in grado di consentire, a chi lavora sul corpo umano -cioè alla medicina- di modificare tanto profondamente l'uso del corpo umano stesso da metterlo in grado di generare figli senza compiere l'atto procreativo; di continuare a vivere senza il proprio cuore, il proprio fegato, i propri polmoni, sostituiti da organi identici prelevati da altri individui (solitamente morti, ma anche vivi) della specie umana... La medicina, fino a pochi decenni or sono non poteva neppur sognare di acquisire tale e tanto potere, e deve ancora rendersi conto che tali nuovi traguardi implicano come ineludibile corollario un parallelo aumento degli interrogativi morali sul come gestire questi nuovi poteri . Sono interrogativi che fanno tremare le vene e i polsi, perché si sta configurando per opera del sinergismo tra il progresso scientifico in campo medico e la prodigiosa capacità dell'uomo attuale a tradurre, utilizzando le tecnoscienze , le scoperte scientifiche in strumenti raffinati neanche immaginabili in passato, un modo di essere dell'uomo tanto diverso da quello tradizionale e attuale da farlo diventare un nuovo tipo di uomo , quello che A. Pessina definisce " L'uomo sperimentale " nel sottotitolo del volume più sopra citato. All'alba del ventunesimo secolo, possiamo tranquillamente affermare che l'accoppiata: PROGRESSO SCIENTIFICO ( PS ) + TECNOSCIENZE ( TS ) è in grado di formare un (nuovo) UOMO SPERIMENTALE (US):

PS + TS = US
 

 

 
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